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Preparazione 2008 ( Foto Bernardo
Danilo Sansica )
Santa Lucia 2008
( dal sito
www.sanfrancescotrapani.org
)
Il
13 dicembre la Chiesa festeggia Santa Lucia. Una ricorrenza che a
Trapani è particolarmente sentita e che continua a mantenere vive alcune
tradizioni.
La statua di Santa Lucia, attribuita alla
scuola del Tartaglio si venerava dapprima nella chiesa di S.Anna,
edificata nel XIV secolo per mano dei corallai ed una lapide che
ricorda un'eccezionale raccolta di corallo,è oggi collocata presso la
Biblioteca Fardelliana, mentre delle vere e proprie opere d'arte erano
le ceramiche pavimentali riproducenti la città e la pesca del tonno,
oggi esposte nei saloni del Museo Pepoli. La chiesa subì dei rifacimenti
nel 1783, riguardanti la facciata e il portale realizzato in stile
barocco.
Quando la chiesa di S.Anna venne chiusa ai fedeli, la statua di Santa
Lucia fu collocata nella vicina chiesa dell'Epifania, retta dai Padri
Cappuccini che, nell'altare maggiore collocarono un grande reliquiario,
loro donato nel 1769 dall'Arcivescovo di Pisa. Nella chiesa, trovò
sepoltura il grande scultore Antonio Nolfo e tra le pregevoli opere
custodite vi era una " Crocifissione " attribuita a Michele Valenza
mentre, sulla prima cappella a sinistra era collocata la venerata
immagine della Madre Pietà, detta dai trapanesi " A Maronna
Cunfusione ", invocata nelle particolari e difficili situazioni.
Successivamente, con la chiusura della chiesa dell'Epifania, la statua
di Santa Lucia venne collocata nella chiesa di S.Francesco d'Assisi dove
è ancora oggi ed è oggetto di una grande e sentita devozione.
E passiamo alle tradizioni legate a Santa Lucia. Iniziamo da quelle
alimentari, senz'altro le più diffuse nell'intera isola.
Leggenda vuole che, in Sicilia, dopo un lungo periodo di carestia
arrivasse un carico di frumento. Dove? Per alcuni a Siracusa, per altri
a Palermo.
In questo giorno e' bandito l'uso di pasta e pane; per Santa Lucia "si
consumano pietanze a base di riso e grano sia dolci che salate
Tra queste, in tutta la Sicilia, spicca la “ cuccìa “ il cui
termine sembra derivarsi da "còcciu" cosa piccola, chicco.
La tradizione vuole che questo dolce sia distribuito a familiari, amici e
vicini di casa e le briciole si lasciano sui tetti per essere catturate
dagli uccellini.
Che
Siracusa sia stata colpita da una grave carestia nel 1646, durante la
dominazione spagnola, è storia.
Che nella disperazione del momento sia giunta una nave carica di frumento
e che questa circostanza sia stata ritenuta un miracolo, è possibile.
Certo è, però, che da quel momento alla devozione per Santa Lucia è stato
associato l'uso del mangiare cuccìa.
Anticamente la cuccìa era anche un piatto salato (grano cotto con
verdure), ma ora e' esclusivamente un piatto dolce.
Tale uso non e' che sia strettamente siciliano, lo troviamo un po'
dovunque nelle regioni meridionali .
L'esecuzione del piatto e' molto
varia: si parte da grano ammollato per 2-3 giorni e quindi cotto in
genere nel latte. Il resto poi e' fantasia: a Trapani la cuccìa è
composta da frumento ben bollito con aggiunta di ceci anch'esse bollite
e condite con " vino cotto " che si preparava sin dalla precedente
vendemmia con mostro concentrato a fuoco lento, tale da fargli assumere
un tipico sapore caramellato. Nel resto dell'isola la cuccìa si prepara
anche con crema di ricotta, crema di cioccolato, , cannella, polvere di
cacao, zuccata, ciliege candite, granella di pistacchio .
Per quanto riguarda il riso, poiché funge da pasto, e' d'obbligo l'uso
salato, ma non manca anche quello dolce.
Si consuma in timballi o sformati, infornati o fritti. Ma il piatto più
comune e' l' "arancina".
Tra le tradizioni tipicamente trapanesi legate a Santa Lucia ricordiamo
due filastrocche che invocavano la santa siracusana.
La prima, legata sempre alla tradizione della " cuccia " se la ricorda
bene mio padre Era una canzoncina che veniva recitata dai ragazzi
la vigilia del 13 dicembre mentre percorrevano la città con dei bastoni
percotendo i portoni delle case e cantando "
Và susistivi ch'è tardu, v' addumati a cuccia, e s' un minni rati a mia,
a pignàta vi scattìa
" (
Svegliatevi che è tardi e accendete la pentola per preparare la cuccia e
se non me ne date che vi si possa scoppiare la pentola ! ). A tal
proposito il notaio Giuseppe Di Marzo nel suo splendido libro " Echi
dialettali della vecchia Trapani ", ci ricorda che "... diffusa fino agli anni
trenta ( la guerra venne a cambiare tante cose ) , l'usanza che,
invero, era andata degenerando ( da una forma iniziale sicuramente più
gentile ) in una ghiotta occasione di -rumoroso casino- da parte di
imberbi ragazzi, i quali si riunivano in frotte e , armati di spranghe,
menavano botte da orbi ai portoni producendo un fracasso del diavolo,
così svegliando bruscamente tutto un quartiere".
La seconda tradizione, insegnatami da mia madre, era una filastrocca che
veniva cantata in occasione di particolari situazioni legate o ad un
precario stato di salute legato agli occhi.
"
Santa Lucia, n'mezzu o mari, na forbici d'oru n'manu avia. Passa Gesù ca
Vergine Maria e ci risse : " Chi fai Lucia ?" . "Stai cugghiennu na
pampina finocchiu, mi cariu na casa nall'occhiu, sangu cuagghiatu, purpu
livatu, nu funnu du mari si ittatu
". ( Santa Lucia, in mezzo al mare aveva una forbice d'oro. Passa
Gesù con la Vergine Maria e le dice " Che fai Lucia ? " . " Sto
raccogliendo una foglia di finocchio, mi è caduto qualcsa dentro
l'occhio, sangue coagulato, polipo tolto, ijn fondo al mare sei buttato
").
Infine sottolineiamo il fatto che a
Verona nel giorno di Santa Lucia i bambini ( e non solo loro ) ricevono
i regali. La tradizione veronese racconta che la sera del 12 dicembre
Santa Lucia, alla quale qualche giorno prima era stata consegnata una
letterina con la richiesta dei doni, visiti le case dei bambini
viaggiando in groppa ad una asinello e proprio al simpatico quadrupede i
bimbi lasciano sul balcone o davanti la porta di casa, un piattino con
un po' di cibo e una ciotola d'acqua. Al mattino dopo, quando si
accorgeranno che dal piattino è scomparso il cibo e l'acqua segno che
Santa Lucia è passata da casa loro e in qualche stanza ha lasciato i
doni tanto attesi. A Verona così come a Mantova e in altre città
del nord la tradizione dei regali è molto molto sentita e non è stata
soppiantata da Halloween che è festeggiato ma che non ha soppiantato,
come purtroppo è successo a Trapani con il " giorno dei Morti" .
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SANTA LUCIA,
VERGINE E MARTIRE
Patrona dei
ciechi, oculisti, elettricisti, contro le malattie
degli occhi e le carestie |
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Le fonti sulla vita di S.Lucia sono la Passio latina
ed il più antico Martyrion greco, detto Codice
Papadopulo. S.Lucia nacque a Siracusa sul finire del
III secolo da una nobile famiglia cristiana: rimasta
orfana di padre sin da bambina, fu educata con
dedizione dalla madre Eutichia, dalla quale apprese
le verità del cristianesimo. Lucia, fanciulla bella,
intelligente e virtuosa, meditava assiduamente le
S.Scritture e si recava ai riti cristiani nelle
catacombe di Siracusa: spinta dal suo amore per Gesù
e dall’esempio delle prime vergini martiri, decise
di consacrarsi a Dio con voto di perpetua verginità.
La madre soffriva da molti anni di un flusso di
sangue ritenuto incurabile dopo innumerevoli e
costosi tentativi dei migliori medici. Lucia, che si
prendeva cura di lei, un giorno le suggerì d’andare
in pellegrinaggio a Catania presso il sepolcro della
vergine e martire S.Agata per implorare il miracolo
della guarigione. La madre acconsentì e vi si
recarono insieme: lì, durante la Messa, fu letto
l’episodio del Vangelo in cui un’emorroissa guarì
toccando la veste di Gesù. Ispirata da quelle
parole, Lucia disse alla madre: “Se credi in ciò che
è stato appena proclamato, crederai anche che
S.Agata, che ha patito per Cristo, abbia confidente
accesso al Suo tribunale. Tocca con fede il suo
sepolcro, se vuoi, e sarai guarita”. Allora Lucia
ebbe in apparizione S.Agata che le disse: “Sorella
mia Lucia, vergine devota a Dio, perché chiedi a me
ciò che puoi tu stessa ottenere per tua madre? Ecco
che ella è già guarita per la tua fede. Con la tua
verginità tu hai costruito un santuario gradito a
Dio, ed io ti dico che come grazie a me è sublimata
la città di Catania, così per te avrà decoro dal
Signore Gesù Cristo la città di Siracusa”. Dopo
quella visione, Lucia esclamò alla madre: “Per
l’intercessione della Sua Sposa Agata, Gesù ti ha
guarita”, e sùbito Eutichia constatò di essere del
tutto risanata. Lucia continuò: “A questo punto
desidero che tu non mi parli più di sposo terreno,
perché da tempo mi sono consacrata a Gesù. Piuttosto
dammi quello che avevi pensato come mia dote perché
possa distribuirlo ai poveri”. Eutichia: “Se non ti
rincresce, farai dei beni miei e di tuo padre l’uso
che vorrai dopo la mia morte”. Lucia: “La tua
offerta non è la più gradita a Gesù. Dona adesso, a
Lui nei poveri, ciò di cui dovrai forzatamente
disfarti nella tomba”. Eutichia fu convinta, e da
quel momento Lucia donò tutte le sue ricchezze ai
poveri e si fece povera per Cristo. Ma un giovane
innamorato di lei si vendicò del suo rifiuto alle
nozze denunciandola come cristiana: vigeva la feroce
persecuzione dell’imperatore Diocleziano. Lucia fu
arrestata e condotta dinanzi al prefetto di
Siracusa, di nome Pascasio, che le ordinò di
sacrificare agli dèi. Ma Lucia disse: “Sacrificio
puro presso Dio è curare chi soffre. Ho donato a Dio
tutte le mie sostanze, e poiché ora non ho più nulla
da offrire, offro in sacrificio me stessa”.
Pascasio: “Di’ tali sciocchezze agli stolti come te.
Io eseguo gli ordini degli imperatori”. Lucia: “Tu
osservi i comandi degli imperatori ed io i
comandamenti del mio Dio; tu temi gli imperatori ed
io il mio Dio; tu vuoi piacere agli imperatori ed io
al mio Dio; tu non disobbedisci agli imperatori ed
io come potrei disobbedire al mio Dio? Fai ciò che
vuoi: anch’io agirò secondo il mio cuore”. Pascasio:
“Tu hai dissipato i tuoi beni con uomini dissoluti”.
Lucia: “Io ho riposto al sicuro il mio patrimonio ed
il mio corpo non ha conosciuto l’impurità”.
Pascasio: “Tu sei la disonestà in persona”. Lucia:
“La disonestà siete voi, di cui l’Apostolo dice:
corrompete le anime degli uomini affinchè
fornifichino contro Dio vivente e servano al diavolo
ed ai suoi angeli che sono nella corruzione.
Anteponendo i piaceri effimeri ai beni eterni,
perdete l’eterna beatitudine”. Pascasio: “Queste
parole cesseranno quando inizieranno i tormenti”.
Lucia: “E’ impossibile far cessare le parole di
Dio”. Pascasio: “Tu dunque sei Dio?”. Lucia: “Io
sono serva del Dio eterno, che ha detto: quando
sarete condotti davanti ai potenti non preoccupatevi
di cosa dire perché non sarete voi a parlare ma lo
Spirito Santo che è in voi”. Pascasio: “In te c’è lo
Spirito Santo?”. Lucia: “L’Apostolo dice: coloro che
vivono castamente sono tempio di Dio e lo Spirito
Santo dimora in essi”. Pascasio: “Allora ti farò
condurre in un luogo infame dove sarai costretta a
vivere nel disonore, così lo Spirito Santo fuggirà
da te”. Lucia: “Il corpo non viene deturpato se non
dal consenso dell’anima: anche se tu mettessi nelle
mie mani l’incenso per un sacrificio, Dio sa la mia
intenzione. Egli scruta le coscienze ed aborrisce il
violentatore della purezza. Se tu comandi che io
subisca violenza contro la mia volontà, la mia
castità meriterà una doppia corona”. Pascasio: “Se
non mi obbedisci t’infliggerò crudelissime torture”.
Lucia: “Tu non potrai mai convincermi a peccare:
sono pronta ad ogni tortura”. Allora Pascasio ordinò
di farla condurre in un postribolo perché le fosse
fatta violenza, ma lo Spirito Santo la rese
immobile: invano i soldati la spingevano cadendo
sfiniti a terra, invano la trascinavano legata a
mani e piedi o trainata da molti buoi. Pensandola
una strega, Pascasio la fece cospargere d’urina ed i
maghi iniziarono ad invocare gli dèi. Pascasio
infuriato le disse: “Lucia, quali sono le tue arti
magiche?”. Lucia: “Queste non sono arti magiche: è
la potenza di Dio”. Pascasio: “Perché pur tirandoti
a forza in mille non ti sei mossa?”. Lucia: “Anche
se tu ne aggiungessi altre migliaia, si avvererebbe
in me la Parola di Dio: cadranno mille alla tua
sinistra e diecimila alla tua destra, ma nessuno
potrà accostarsi a te”. Pascasio era disperato, e
Lucia gli disse: “Misero Pascasio, perché ti
affliggi, impallidisci, ti struggi? Hai avuto la
prova che sono tempio di Dio: credi anche tu in
Lui”. Pascasio allora le fece accendere attorno un
rogo, ma le fiamme la lasciarono illesa. E Lucia:
“Ho pregato il mio Signore Gesù Cristo affinchè
questo fuoco non mi molestasse, perché dare ai
credenti il coraggio del martirio ed i non credenti
l’accecamento della loro superbia”. Gli amici di
Pascasio, per farla tacere, le conficcarono un
pugnale in gola. Ma prima di morire Lucia riuscì a
dire questa profezia: “Vi annuncio che presto sarà
data pace alla Chiesa di Dio. Diocleziano e
Massimiano decadranno. E come la città di Catania
venera come protettrice S.Agata, così anche voi
onorerete me per grazia del Signore nostro Gesù
Cristo osservando di cuore i Suoi comandamenti”. Poi
s’inginocchiò, ricevette l’Eucarestia e spirò: era
il 13 dicembre 304. Nello stesso luogo dove subì il
martirio ebbe sepoltura e nel 313 fu edificato un
santuario per accogliere il continuo flusso di
pellegrini giunti per venerare le sue reliquie
ottenendo numerose grazie per sua intercessione. Nel
1039 il suo corpo fu portato dal generale bizantino
Giorgio Maniace a Costantinopoli e nella quarta
crociata del 1204 dal doge Enrico Dandolo a Venezia,
dove si venera tuttora. Il patrocinio di S.Lucia si
è manifestato tante volte sia a Siracusa, salvata in
più momenti della sua storia (carestie, terremoti,
guerre), che in altre città, come Belpasso (presso
Catania) e Brescia: per l’ennesima liberazione
attribuita alla sua intercessione da una grave
carestia, nel 1646 fu istituita a Siracusa una festa
solenne in suo onore che si celebra tuttora la prima
domenica di maggio, oltre a quella del 13 dicembre.
Culto
Fin dall’antichità il suo culto si è diffuso
universalmente e si è tramandato sino ad oggi. La
testimonianza più antica è un’epigrafe marmorea in
greco risalente al IV sec., rinvenuta nel 1894 nelle
catacombe di Siracusa, le più estese al mondo dopo
quelle di Roma. Nel 384 S.Orso le dedicò una chiesa
a Ravenna. Papa Onorio I ne dedicò una a Roma. S.
Gregorio Magno compose l’Ufficio e la Messa di
S.Lucia, inserì il suo nome nel Canone Romano e le
consacrò una cappella nella basilica di S.Pietro.
Compare nel Martirologio Gerominiano, nel
Sacramentario Gelasiano di S.Gallo, nel Breviario
Gallo-Siculo, nel Canone di Milano e Ravenna.
S.Adelmo le dedicò un poema. S.Tommaso d’Aquino la
citò nella Summa Teologiae. S.Giovanni Damasceno
compose l’Ufficio greco in suo onore. Tra i suoi
devoti vi sono pure S. Caterina da Siena, S.Leone
Magno, S.Ambrogio e Dante, che la elogiò nella
Divina Commedia. In tutto il mondo le sono dedicate
numerose chiese, si venerano sue reliquie, vi si
ispirano opere d’arte. Nel nord Italia è
popolarissima la tradizione di S.Lucia che ogni anno
porta i doni natalizi ai bambini. In Svezia è molto
venerata persino dalla Chiesa luterana, che le
riserva un grande onore ed addirittura un rito
liturgico.
Autore: Carlo Fatuzzo
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Informazioni tratte dal sito
www.santiebeati.it
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Testo di Beppino Tartaro
Le foto della statua di Santa Lucia sono state gentilmente inviate da
Peppe Barraco.
© www.processionemisteritp.it
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